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6 Maggio 2024

RITIRARSI DAL MONDO


Stagioni dure della vita, crisi esistenziali, quella stanchezza profonda oggi detta burn-out, passione e ricerca personale, appartenenza ad una tradizione religiosa, non importa: sono mille le ragioni per cui a un certo punto decidiamo di fermare la giostra del nostro piccolo universo per scendere all’interno di noi stessi. Meglio se accompagnati da un Maestro, che conosca bene i problemi, le soluzioni e, soprattutto, le strade dell’andata e del ritorno.
È la pratica del ritiro spirituale, le cui origini si trovano alle radici della storia umana.
Presso i popoli nativi e tribali capi e sciamani abbandonano il campo per cercare le risposte a quesiti fondamentali o tornare indietro degni di guidare la loro gente, i giovani, maschi e femmine, sono allontanati quale iniziazione alla vita adulta.
Ritirarsi dal mondo appare comune denominatore nelle biografie dei fondatori delle grandi religioni. Si pensi ai profeti del Vecchio testamento, all’isolamento del Nazareno nel deserto prima di rivelarsi al mondo come Messia, al viaggio del principe Siddhartha verso il risveglio. Leggendo la vita dei Santi di tutte le tradizioni, sembrerebbe un passaggio imperativo per raggiungere dei traguardi elevati, delle trasformazioni profonde.
Nel buddhismo i ritiri spirituali sono fondativi nella vita del praticante.
Ciascuno è diverso, negli obiettivi e nello svolgimento. Vi sono esperienze individuali e di gruppo, lunghe di anni e brevi di un giorno, a carattere più o meno laico o religioso. Ma ci sono almeno tre elementi che accomunano: isolamento, nuove regole, pratica.

Comincia per tutti così: una porta, reale o immaginaria, si chiude dietro la schiena. E il mondo deve restare fuori, per il tempo stabilito. Rimanere soli con noi stessi è difficile, ci viene chiesto di dimenticare persone, attività, sentimenti. A volte siamo già alle prese con l’esercizio principe dell’isolarsi, che potremo chiamare “del silenzio-assenza”, ovvero la rinuncia totale a qualsiasi forma di comunicazione con l’altro e l’ambiente, come non fossimo lì. Per alcuni la solitudine appare insostenibile, ma è la chiave di tutto. In queste condizioni emergono già i nostri problemi, le afflizioni, i pensieri ossessivi, le emozioni disturbanti, le azioni distruttive: questa è la situazione, qui ed ora, facciamoci una bella foto.

L’isolamento è solo la prima di nuove regole di comportamento, che imponiamo a noi stessi di rispettare fino alla fine dell’esperienza, e anche queste sono un ingrediente essenziale. Le neuroscienze insegnano che se lasciamo le abitudini, se i pattern dell’azione divergono, il cervello apre nuovi percorsi neuronali, si attivano delle zone inutilizzate e si modificano i modelli di stimolo risposta e di elaborazione dei pensieri. L’abbandono degli schemi della nostra quotidianità è quindi il presupposto necessario del cambiamento.

Ed infine il cuore del ritiro spirituale: la pratica. Le lunghe spiegazioni, gli esercizi di meditazione, l’infinita recitazione dei mantra. Se qualcuno aveva pensato ad una vacanza, meglio che si rivolga ad una agenzia di viaggio.

La nostra non è quindi la solitudine dell’eroe romantico, in piedi sulla scogliera tempestosa: qui non si tratta di rimuginare sul senso dell’esistenza, ma di rimboccarsi le maniche e uccidere il drago, saltare l’ostacolo, smantellare e ricostruire. Quando sembra che ogni cosa si sia fermata, nella postura immobile o nell’assorbimento della recitazione rituale, tutto sta invece accadendo.

Se l’intelligenza artificiale si ispira alla mente umana, viceversa questa è assimilabile al computer, il quale, ormai lo sappiamo tutti, va in over load, può essere infettato da programmi virali che ne compromettono il funzionamento, necessita di input innovativi per ottenere risultati differenti. Reset. Arresta il sistema. Riavvia. Cancellare i circuiti difettosi per fare emergere quelli virtuosi, fare posto ad istruzioni diverse e sperimentarle con una guida esperta.
Alla fine, il computer di bordo produrrà in modo spontaneo qualcosa di interamente diverso, mai provato prima, ci troveremo a navigare nuovi stati della mente, pacificata, luminosa, fino ad intravedere altezze non descrivibili a parole.

Tutte le risposte, tutti gli ottenimenti, sono già dentro ciascuno, sono il potenziale umano, ma molto difficilmente potremo incontrarli nella realtà convenzionale. Prima o poi bisogna radunare il coraggio e discendere, o salire, su un piano diverso dall’ordinario.

Il tempo è volato, nello spazio della nostra interiorità. Dobbiamo tornare a riveder le stelle, ma il cielo non è più lo stesso.
In questo scatto sulla soglia di casa stiamo proprio bene, sorridiamo di più; questioni che prima ci prendevano oggi non hanno potere. I giudizi sono caduti, i sensi acuiti. I colori del mondo, come appena creati, ci riportano al tempo in cui le cose non avevano un nome. Il cuore si è fatto più grande e spazioso.
E quando parte il prossimo giro di giostra, mentre già sentiamo affievolirsi l’effimera meraviglia, un piccolo seme perfetto e tenace, attecchito nel nostro giardino, promette di diventare grande.



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